venerdì 6 maggio 2016

QUELLA VOLTA IN CUI HO RIMORCHIATO UN MARITO ALLO SHERATON.

Sono andata all'ennesimo evento da sola.
Il fatto che fosse allo Sheraton mi invogliava parecchio - già pensavo al post tattico da scrivere su Facebook per fare sapere a tutti che stavo facendo la bella vita.

Il fatto che fosse allo Sheraton di Malpensa mi rodeva da morire perchè nell'animo rimango sempre una culona che con la sua Pandina color cappuccino è a suo agio solo nelle peggio zone di Milano Ovest.

Ma, come dice il detto, il cibo gratis tira più di un carro di buoi. Ah, non era cosí? Si vede che non me lo ricordo bene.

Sono andata direttamente dopo l'università, dopo la lezione di Teorie della Rappresentazione e dell'Immagine. Su quale base consideriamo realistica l'immagine di un unicorno, se gli unicorni non esistono?
Se siete delle persone profonde come me, rispondete facendo una puzzetta con la mano sotto l'ascella; se invece siete dei curiosi avidi di sapere, chiedetemi in privato la risposta.

Sono arrivata con quarantacinque minuti tondi di ritardo, un po' pezzata, ma pseudo elegante: avevo anche gli stivali e - attenzione - una borsa Calvin Klein e non lo zaino della scuola. Incredibile dictu.


Tutto era stato allestito come un set fotografico di Dolce & Gabbana: quel giusto tocco di kitsch che mi ha subito fatto capire che sì, ero in aeroporto, a un passo dallo scappare, ma alla fine ero pur sempre in Italia, Paese che se non fa le cose alla cazzo di cane non è felice. E per “fare le cose alla cazzo di cane”, intendo dire invitare una cinquantina di persone e non mettere nemmeno una sedia. E non c'era nemmeno Bianca Balti, ahimè - altro che D&G.






Cioè, io sono allo Sheraton, a fare la finta ricca, e devo pure stare in piedi tre ore? Ma che stiamo, scherziamo?

No, non scherzavano affatto, e in piedi tre ore ci sono stata eccome.

Come al solito, non conoscevo nessuno. Ma non finisce qui: la persona più giovane aveva probabilmente 37 anni.
Ho fatto così il mio consueto ingresso in sordina, sperando di non essere notata da nessuno, per potermi dirigere immediatamente verso la zona-cibo e cominciare ad abbuffarmi e fingere così di non star parlando con nessuno solo perchè è maleducazione conversare con la bocca piena, e non perchè ero sola come un cane. E comunque mangiare mi rende molto più felice che socializzare.


Il tema della serata era lo street food siciliano. Vediamo, da dove comincio? Per esempio: a me i cannoli fanno schifo, ma proprio tanto. Al sol pensiero del pane e panella, poi, mi sale un rigurgito di vomito acido. I canditi sono la causa del surriscaldamento globale. Ma per fortuna in un angolo c'era un tavolino pieno zeppo di cioccolatini, su cui mi sono avventata con ferocia: lo scelgo, prendo quello rosso, lo scarto, lo ficco in bocca e... Un fottuto cioccolatino con bucce di arancia. 







Ma sono forse un cassonetto che mangia le bucce?


Ho cominciato a produrre ettolitri di saliva che mi hanno invaso la cavità orale, disperdendo l'acre sapore di agrumi per tutta la gola. Volevo scappare. Dovevo scappare.

Ma facciamo un passo indietro, perchè era iniziato tutto così bene. Come vi ho anticipato, ho fatto il mio ingresso inosservata e, prima ancora di capire dove dovessi andare, una voce mi sveglia dal torpore.

Signorina, vuole una birra?

Mai frase fu più gradita.

Chiara, rossa o scura?”

Che belle tonalità, che bei colori, che belle sfumature.

Con un bicchiere di birra in mano ero già molto più a mio agio – e così ho anche iniziato a riempirmi lo stomaco, approfittando della distrazione di tutti gli altri ospiti. C'era uno showcooking in corso, a cui tutti hanno assistito facendo video: ma c'erano anche tutti i buffet liberi, di cui solo le persone intelligenti hanno usufruito. Le persone intelligenti erano precisamente una persona intelligente: io.

Tutto stava andando divinamente, nessuno si era accorto della mia presenza e io stavo bevendo vino di tutti i colori, dal bianco fermo al passito, dal rosso alla spremuta di limone che mi ha causato violenti conati che non sapevo come nascondere. Ma, maledizione, mi ero accorta che qualcuno mi stava osservando. Era un uomo con un maglioncino color sabbia. Aveva già provato a parlarmi un paio di volte, ma avevo dato la precedenza alla nutrizione e mi ero limitata a sorridere mentre masticavo. Poi, però, mi ha sgamata nascondere in un angolo l'ennesimo assaggio che non mi piaceva, e, di fatto, gli ho servito la frase d'approccio su un piatto d'argento.

Ma tu stai nascondendo avanzi in giro per tutta la sala?”

Raga, non ci potevo fare nulla: ho scoperto che io e il cibo siciliano non andiamo per niente d'accordo, fatta eccezione per gli arancini. E non mi rompete se si dice arancini o arancine chè lo chef ha spiegato che la ricetta è stata rubata ai Saraceni e scommetto che a loro non fregherebbe nulla.

Da quel momento in poi questo tizio non mi ha più dato pace. Era in compagnia di un amico anche carino, ma ovviamente io ho avuto la fortuna di rimorchiare il brutto. Non so chi pensava che fossi, ma continuava a parlarmi delle qualità di passito, dei prezzi e bla bla bla. Ma lo sai che io ho passato mesi e mesi a bere vino dal cartone? Tracannavo quattro litri di alcol a 12 dollari nelle tazze della colazione. Mollami: se sei schizzinoso hai sbagliato persona. Se sei un finto intenditore, ancora peggio. Se invece sei un vero intenditore, non me ne potrebbe fregar di meno.

Mi parlava, mi parlava, non smetteva mai. La gente andava a casa e anche io avrei voluto, ma non sapevo bene come allontanarmi. Ma la sua fastidiosa insistenza ha avuto dei vantaggi.

Quanti siamo rimasti?” Ha urlato un uomo dai capelli grigi.
“Fai preparare un omaggio per chi è rimasto fino alla fine”, ha aggiunto.


Così ho guadagnato due bocce di Donnafugata e quindi forse, forse essere stata rimorchiata non si è rivelato proprio un male (a parte il fatto che lui avesse la fede...)

Insomma, sono rimasta al tavolo (in piedi, ovviamente, perchè come ho già detto non c'erano sedie), con l'organizzatore dell'evento e altre otto persone. Il capo (il famoso uomo dai capelli grigi) era un appassionato di musica heavy metal, che è stato a vedere i Prodigy 19 volte e che nei prossimi mesi ha già non so quanti festival in programma in giro per l'Europa. Avrete capito: il tipico ricco che si ammazza di lavoro.

Come ti chiami, non te l'ho chiesto?” L'uomo grigio.
Beatrice, ce l'hai SnapChat?
“Silenzio, guardate tutti: ecco come si aggiunge una persona su SnapChat.”


A quanto pare a breve Messenger di FB assomiglierà molto a SnapChat, stando a quello che ha detto l'uomo con i capelli grigi, altresì noto come colui che mi ha salvato dall'uomo sposato con maglioncino color sabbia.

Quando finalmente ho ricevuto il mio regalo, ho pensato che avrei potuto dileguarmi. Il capo aveva appena preso in giro il mio spasimante: “Ma tu fai già finta di essere in coppia con lei?” Ed è stato a questo punto che ho capito che potevo, e dovevo togliere le tende.

Ciao Bea, ci sentiamo su SnapChat!” Mi ha salutato il capo grigio. E mi ha strappato un sorriso, sorriso che, quella sera – stranamente – nemmeno il cibo era riuscito a farmi spuntare.

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B.

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