lunedì 21 marzo 2016

UN VIAGGIO CHE NON DOVREBBE FINIRE MAI

Non si può morire cosí.

Non mi riferisco (solo) alle dinamiche dell'incidente. Mi riferisco al fatto che quelle ragazze avevano vent'anni e stavano vivendo l'esperienza più bella della loro vita.

Avevano avuto più coraggio dei loro amici ed erano andate a scoprire la vita da grandi, da sole, ma soprattutto erano andate a scoprire se stesse. Erano partite piene di sogni che dovevano realizzarsi: perchè avevano vent'anni, perchè erano audaci. Erano partite per parlare una lingua che non era la loro, in un Paese diverso dal loro, con un pizzico di paura e un'immensa curiosità: perchè avevano vent'anni, perchè erano audaci.

Non ho partecipato al programma Erasmus, ho aderito al progetto Exchange e nel 2014 sono volata in Australia. Ho fatto tanti viaggi con i miei compagni di avventura, ho aderito a iniziative proposte da associazioni e università, proprio come quelle ragazze. Ho preso diversi pullman per visitare l'Australia, perchè sono il mezzo più economico - e quando hai vent'anni i soldi non li hai mai: cinque dollari di troppo li avevo già spesi al bancone del bar. 
I pullman notturni sono scomodi, e lo sai prima ancora di prenotarli, ma riuscirai a dormire e l'importante è che costino poco. Perchè hai vent'anni, e l'unica cosa che vuoi e devi fare è uscire dalla tua comfort zone, devi andare a feste, in parchi, in città sconosciute con gente nuova, perchè hai vent'anni e la tua vita non è mai stata bella come adesso, come all'estero.



Viaggiare ti insegna ad amare culture che non sapevi nemmeno esistessero, ti insegna a cambiare, viaggiare non finisce mai. 
L'Erasmus, l'Exchange non finiscono mai.

Non dovevano finire per quelle ragazze, non cosí.

Sono tornara in Italia da tanto ormai, ma il mio cuore è ancora a Sydney, il mio cuore è nella stretta di mano con tutti gli amici che ho conosciuto.

Il cuore non può fermarsi sul sedile di un pullman. Non quando hai vent'anni, non quando stai vivendo l'esperienza in cui non tutti hanno il coraggio di buttarsi.
Perchè andare a studiare all'estero è un tuffo nel vuoto: tutti concordano che sia l'occasione più elettrizzante della vita, ma pochi la colgono.
Ci vuole coraggio, credetemi.

È facile dire che la vita a casa è monotona e grigia, non altrettanto è salire da soli su un aereo con due bagagli pieni di vestiti per quattro stagioni.

Non è semplice ricominciare tutto da zero. Lo so, la vita non è l'Erasmus, non è l'Exchange, la vita è quando si torna: il viaggio è il trampolino di lancio per essere più forti, più sicuri, più coraggiosi. Per avere una marcia in più.

Gli amici vivono la tua avventura attraverso il tuo profilo Facebook: ma sono le frasi che non scrivi e le foto che non hai scattato il vero nucleo del viaggio. Un viaggio che conosci a fondo solo tu, un viaggio che non finisce mai.
Che non dovrebbe finire mai.
Un viaggio che, nonostante la tragedia sull'autostrada spagnola, bisogna continuare a intraprendere. Perchè studiare all'estero è un'esperienza unica, e da studenti dobbiamo fare una promessa a quelle ragazze, belle, bellissime nei loro vent'anni: il vostro viaggio lo proseguiamo noi.

B.

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